Nell’anno di Modena Capitale Italiana del Volontariato 2026, sono tante e numerose le iniziative di responsabilità sociale d’impresa portate avanti sul territorio.
Tra queste, Pontex, a Cognento, rappresenta una storia imprenditoriale che unisce tradizione, innovazione, responsabilità sociale e visione, occupandosi della creazione di tessuti per abbigliamento unici e pregiati, con un elevato valore estetico e funzionale. Alla guida c’è Letizia Ferretti, seconda generazione di un’azienda fondata nel 1972 dal padre Pio: una realtà cresciuta nel tempo senza perdere il legame con le proprie radici.
Sotto la sua direzione, Pontex ha saputo evolversi da realtà familiare a realtà internazionale: oggi è infatti un’azienda B2B che esporta in oltre 30 Paesi nel mondo, presente nelle principali fiere di settore tra Milano, Parigi e New York. Accanto alla performance e all’estetica, c’è un altro filo che attraversa il lavoro dell’azienda: quello della responsabilità sociale, dimostrando come fare impresa possa significare anche generare valore umano, oltre che economico.
Ferretti, a un certo punto avete deciso di dare un significato anche sociale ai vostri materiali: cosa ha fatto scattare la scelta di collaborare con la sartoria sociale dell’associazione Porta Aperta?
«Ho conosciuto Porta Aperta tramite un’amica che mi ha parlato dell’iniziativa “Posso fare una doccia?” per donare sollievo e una doccia a chi vive per strada. La vera svolta è stata la visita alla struttura: vedere l’impegno dei volontari a disposizione di chi è meno fortunato mi ha profondamente colpito. Da lì è nata l’idea di creare questo progetto di solidarietà ed economia circolare: doniamo i tessuti di scarto, cioè le rimanenze, alla loro sartoria sociale affinché prendano nuova vita in manufatti artigianali, come le shopper che abbiamo consegnato ai nostri clienti e agenti in fiera. Qualcosa di unico, artigianale, prezioso e irripetibile, che peraltro è quello che chiede la moda oggi».
Si parla molto di responsabilità sociale d’impresa: per voi cosa rappresenta?
«Prima di tutto un dovere etico e morale, il modo migliore per creare valore condiviso con la comunità locale e con tutto il personale. Fare impresa oggi significa guardare oltre il profitto e mettere al centro la persona».
È un impegno che portate avanti non solo con Porta Aperta, ma anche attraverso collaborazioni consolidate con altre realtà….
«Realtà come Piccoli Grandi Cuori, associazione che si occupa di offrire supporto psicologico, sociale e accoglienza ai bambini con cardiopatia congenite e ai loro familiari, e come la scuola calcio Sanfa a Modena per dare sostegno allo sport giovanile: abbiamo contribuito alla riqualificazione del campo da calcio e tutti gli anni contribuiamo alla realizzazione delle maglie da gioco. Crediamo che il benessere di un’azienda sia indissolubilmente legato a quello del tessuto sociale in cui opera».
Nella vostra concezione di responsabilità sociale d’impresa c’è anche l’attenzione nei confronti dell’ambiente e del capitale umano.
«Puntiamo sull’utilizzo di fibre e tinture naturali, per i tessuti 100% Made in Italy la materia prima è interamente prodotta e lavorata presso filature e tessiture in Italia. Integriamo la responsabilità ecologica attraverso certificazioni internazionali, collaboriamo con realtà a chilometro zero come Tintoria Emiliana, siamo attenti al benessere di dipendenti e collaboratori: nel 2022 abbiamo scelto la flessibilità organizzativa in azienda nell’ottica del work life balance, anche per ottimizzare i costi energetici tenendo “le luci accese” solo quando indispensabile».
Quanto conta per un’azienda internazionale come la vostra essere radicati a Modena anche nelle scelte sociali?
«Essere nati e cresciuti a Modena, in Emilia-Romagna, che è una regione fertile, ricca di competenze e attenta al fare impresa è una straordinaria opportunità. Pontex è orgogliosa di essere fortemente legata al suo territorio e per questo motivo, da sempre, la proprietà ha mantenuto la sua base su Modena. Essere attivi nel sociale è anche il nostro modo per esprimere gratitudine verso questo territorio. Restituire parte di ciò che abbiamo ricevuto, sostenendo chi è in difficoltà, è un atto di riconoscimento».
Fare rete con realtà come Porta Aperta cambia il modo di fare impresa?
«Più che cambiare, eleva il nostro modo di fare impresa: cambiano i nostri obiettivi, lo sguardo con cui osserviamo il mondo. Collaborare con realtà come Porta Aperta ci spinge a migliorare sempre, a cercare costantemente l’eccellenza, non solo nei tessuti e nelle performance, ma anche nelle relazioni umane. Oggi, più che mai, c’è bisogno di questa solidarietà reciproca».
In un mercato globale e competitivo, che valore ha per voi portare anche uno sguardo sociale insieme ai vostri prodotti?
«In un mondo iper-connesso crediamo molto nel passaparola dei valori. Portare il Made in Italy all’estero significa anche esportare un modello dove tecnologia e cuore camminano insieme. Ai nostri clienti e fornitori vogliamo trasmettere un messaggio chiaro: “Insieme si può fare di più”. Basta fermarsi un attimo a osservare le realtà che ci circondano per capire che ognuno di noi può aggiungere il proprio “granello di sabbia” per costruire un futuro migliore».
Articolo di Laura Solieri, Gazzetta di Modena 5 maggio 2026
